Nello scaffale


La normalità colpevole

E' pronto il libro sul campo di Farfa e sui riflessi della Shoah nei documenti dell'Archivio di Stato di Rieti coedito insieme alla Fondazione Museo della Shoah. Sarà presentato il prossimo 28 gennaio. Raccoglie gli atti del Giorno della Memoria organuzzata lo scorso anno presso l'Archivio di Stato di Rieti.


Un libro dedicato alla partigiana di Capradosso Nice Tomassetti

Classe III B, Cleonice Tomasetti vita e morte
Nino Chiovini
 

 Si riconferma l’impegno di Tararà nel ripubblicare     tutta l’opera di Nino Chiovini , tra i più validi ricercatori storico-etnografici del Verbano.
Classe III^ B, Cleonice Tomassetti vita e morte, ricostruisce la figura della donna uccisa nell’eccidio dei 42 martiri di Fondotoce (Verbania) il 20 giugno 1944. Una donna di grande coraggio, dignità e fierezza. “ Non è stato facile, a tanti anni di distanza dall’eccidio – un evento di cui gli unici documenti conosciuti erano le storiche fotografie e il diario del giudice Liguori – ricostruire la figura, la vita nei suoi tratti essenziali, gli ultimi giorni , le ultime ore di Cleonice Tomassetti (…)
E’ quanto ho tentato di fare con paziente lavoro individuando le persone in grado di raccontare
fedelmente, recuperando testimonianze, notizie, documenti, confrontandoli e connettendoli – con le personali osservazioni – come in un mosaico, nell’intento di restituire all’idealizzata figura di Cleonice Tomassetti la sua identità, cercando di svelare la sua dolente umanità e le sue insospettate doti. E nello stesso tempo mettere a fuoco la figura del ragazzo che divise con lei gli ultimi giorni di vita e la medesima morte .

 

Aldo Cazzullo nel volume VIVA L’ITALIA (Mondadori) a pagina 93 e 94 cita questa figura femminile e le frasi più signicative e forti da lei pronunciate dall’arresto alla morte a Fondotoce.

Neri Marcorè alla Festa del 1° maggio a Roma ha ripreso questo brano: “ se percuotendomi volete mortificare il mio corpo, è superfluo il farlo; esso è già annientato: Se invece volete uccidere il mio spirito, vi dico che è opera vana: quello non lo domerete mai” poi : “Ragazzi viva l’Italia, viva la libertà per tutti!” mentre veniva fucilata.

Tararà - 2010, 10 €
ISBN ISBN 978-88-86593-92-2

Presentazione di Franca Giordano - Introduzione di Maria Silvia Caffari

 

Note sull'autore 

Nato a Verbania nel 1923, Nino Chiovini ha partecipato alla guerra di Liberazione nelle file della banda Giovine Italia e poi nella Brigata Cesare Battisti. Dal 1946 al 1978 ha lavorato come perito chimico alla Montefibre. Ha iniziato la sua opera di studioso nel 1966, pubblicando Verbano giugno quarantaquattro, storia del locale movimento partigiano e del rastrellamento della Valgrande. Una rielaborazione ampliata di quelle pagine è uscita nel 1974 e poi nel 1979 con il titolo I giorni della semina, ripubblicato da Tararà nel 2005. Nel 1980 Chiovini ha pubblicato Valgrande partigiana e dintorni (ripubblicato da Tararà nel 2000) e Classe III B, Cleonice Tomasetti vita e morte.

In seguito si è particolarmente dedicato alla ricerca storico-etnografica dell'alto Novarese, pubblicando articoli e saggi sulle riviste locali. Nel 1987 è uscito Cronache di terra lepontina; nel 1988 A piedi nudi (ripubblicato da Tararà nel 2004), nel 1991 Mal di Valgrande (ripubblicato da Tararà nel 2002).

Nino Chiovini è scomparso nel maggio 1991. La sua ultima opera Le ceneri della fatica è uscita postuma nel 1992.


Rieti nel Risorgimento italiano

Con il libro ristampato di recente e scritto nei primi del '900, dal primo sindaco socialista di Rieti Angelo Sacchetti Sassetti, c'è la possibilità di ripercorrere e rivivere i fatti esaltanti e tragici del periodo risorgimentale reatino. Poche città del centro sud sono legate così indissolubilmente alle vicende nazionali e ai destini della Repubblica Romana. Nel libro troveremo il racconto e molti degli aneddoti relativi alla lunga presenza a Rieti di Garibaldi e delle sue truppe. Rileggendo il volume e passeggiando per le strade del centro storico, c'è la possibilità di ricordare ma anche di immaginare, una città diversa, con i suoi alberi della libertà piantati nelle piazze principali, le intemperanze dei garibaldini verso il clero e i carabinieri, le strade invase da senzascarpe desiderosi di unirsi alle imprese dell'eroe dei due mondi, le truppe lacere e ferite dopo il drammatico epilogo della Repubblica Romana. Un libro quello di Sacchetti Sassetti che non solo descrive i fatti storici ma è che è anche in grado di farci riflettere sugli umori del popolo, sulla idealità, ingenuità ma anche sulle contraddizioni di chi animò quel fervente periodo storico e che spesso, dopo aver indossato la camicia rossa garibaldina, fu costretto successivamente, a riprendere le armi indossando i panni del "brigante".


NOTE SULL'AUTORE

 

Angelo Sacchetti Sassetti nacque a Rieti il 20 ottobre 1873. Frequentò la Facoltà di lettere dell'Università di Roma dove ebbe modo di seguire le lezioni di Antonio Labriola, al cui pensiero rimase legato per tutta la vita. Tornato a Rieti, insegnò al ginnasio dedicandosi intensamente alle attività sociali in favore dei lavoratori degli opifici reatini. Fu sindaco di Rieti dal 1920 ma nel '26 fu destituito e allontanato da Rieti per manifesto antifascismo. Visse a Matera, Potenza ed infine ad Alatri, sua seconda patria, in cui continuò la sua fervente attività culturale, letteraria, politica ottenendo la cittadinanza onoraria. Nel '44 tornò a Rieti, nuovamente eletto alla guida della città dal 1946 al 1956. Si spense a Rieti il 24 maggio 1968 lasciando un gran patrimonio di opere, circa 130, principalmente di carattere storico. 


Vita e morte del brigante Berardino Viola

Le imprese memoriabili in terra d'Abruzzo e nel Lazio

Fulvio D'Amore

Il libro di Fulvio D’Amore, che segue una estesa letteratura sull’argomento “brigantaggio”, giunge in un momento storico in cui l’autore riesce ad individuare con una linea di interpretazione “forte” una più profonda verità su vicende già largamente note. Gli avvenimenti sono pressoché sconosciuti e rievocano, con dovizia di particolari inediti, le imprese memorabili di Berardino Viola, massimo rappresentante di quel ribellismo postunitario che la storia dei vincitori condannò alla criminalizzazione.

Numero di pagine: 254

Editore: ControCorrente


Arditi del popolo

Argo l'ardito

Copertina del libro di Eros Francescangeli - Ed. Odratek Copertina del libro di Eros Francescangeli - Ed. Odratek

 

Argo Secondari (Roma 12 settembre 1895 - 17 marzo 1942, Rieti)

 

 

Il nome più illustre, ospite del cimitero di Rieti, è sicuramente quello di Argo Secondari, fondatore degli Arditi del Popolo, prima organizzazione antifascista in Italia.

  

Il suo nome è legato alla nascita avvenuta il 6 luglio 1921 presso l'Orto Botanico di Roma, del movimento degli Arditi del Popolo, organizzazione creata in opposizione allo squadrismo fascista.

Gli Arditi divennero in poche settimane un'organizzazione nazionale ramificata, la prima organizzazione antifascista in Italia.

Il gruppo iniziale era formato da circa duemila persone (in massima parte ex combattenti della prima guerra mondiale ed esponenti dell'anarchia) e la sua nascita fu salutata anche con gioia da Lenin sulla Pravda ma eccezion fatta per i terzointernazionalisti del PSI e per l'area Libertaria, non ebbe il sostegno dei gruppi dirigenti delle forze del Movimento Operaio.

 

 Le vittoriose difese di Viterbo e Sarzana dagli attacchi fascisti, organizzate dagli AdP, cominciarono ad incrinare la compagine fascista ma non bastarono. Anche le memorabili 5 giornate di Parma non riusciranno ad opporsi all'offensiva fascista appoggiata da Stato e padroni.

Secondari, ex tenente pluridecorato degli "Arditi Assaltatori"e di tendenze anarchiche, fu aggredito iil 22 ottobre 1922 da alcuni fascisti che lo bastonarono in modo tale da provocare gravi lesioni alla testa. Il fratello Epaminonda, medico cardiologo, provò a portarlo negli Stati Uniti, dove egli viveva, per poterlo curare, ma non riuscì nell'intento.

Il regime fascista decise che doveva essere rinchiuso in un manicomio. E Secondari vi rimase per diciotto anni, fino al 17 marzo 1942, quando morì all'età di quarantasei anni nel manicomio di Rieti, allora sito presso le strutture della chiesa di San Francesco.

 

Il suo funerale per ordine della questura di Rieti, che temeva il verificarsi di disordini, si svolse privatamente.

 

Su fecebook è presente una pagina fan

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Un romanzo d’amore è un prezioso custode della difficile ed entusiasmante arte di vivere. Se poi la vicenda si dipana tra i percorsi di un viaggio, allora il risultato può essere notevole. Amare e viaggiare incarnano il connubio perfetto, il luogo ideale del tempo che amplifica ogni ricordo, ogni azione, ogni emozione.

Tutto riaffiora e vive di forza rinnovata. E Un coupé anni 70 ha la forza di assorbire il lettore e trasformarlo in un viaggiatore innamorato, proprio come Gabriele, il protagonista: della propria vita, di un’auto e di una donna.

La stessa donna che aveva già amato, sei anni prima, e che magicamente si ritrova al fianco in un itinerario lungo le tappe della mitica corsa automobilistica, la Mille Miglia. Perché accade di dover fare i conti con il caso capriccioso. Nel romanzo, come nel quotidiano, bastano una lettera, un invito da una persona che non si vede da tempo, e un amore chiuso nel cassetto dei ricordi, che torna ad intrigare. E via, ci si ritrova lungo strade, reali ed emotive, che non si pensava di dover percorrere. Succede tutto questo a Gabriele …, di professione regista, raffinato gentiluomo, uscito felicemente dalla penna di Fernando Felli. Lo scrittore reatino, attraverso le descrizioni minuziose e il potere evocativo di odori e rumori, a volte sfumati a volte forti, ha la capacità di catapultare chi legge nel mondo del suo personaggio. Un coupé anni 70 è non solo una MG modello B GT del 1973, che sa di tabacco con a bordo un uomo e una donna. E’ piuttosto un’auto che corre lungo i paesaggi e i luoghi della memoria, dei ricordi che si intrecciano, dell’amore che si riscopre. Si tratta in sostanza di un libro perfetto anche per chi ama viaggiare rimanendo comodamente seduto in poltrona, magari con una buona musica di sottofondo. Costante presenza di tutto il romanzo, ricco di spunti musicali.

Recensione di Enrica Muretti 04 agosto 2006

 

 

NOTE SULL’AUTORE

Fernando Felli, giornalista e scrittore è nato ad Antrodoco (RI) il 28 febbraio 1954. Ha pubblicato nel 2005 il suo primo libro "Prima che dimentichi, un libro zapping, che invita il lettore a ritrovarsi nelle storie vissute da un ragazzo sessantottino. Musicista e leader dei Petrarca, gruppo musicale specializzato in brani dei complessi degli anni 60 – 70. Motociclista da sempre.