Sciopero a Fara Sabina. Illustrazione del celebre Achille Beltrame pubblicata sulla Domenica del Corriere del 1904.
Dopo l'unità d' Italia, si formarono nella piana reatina le prime associazioni mutualistiche tra i lavoratori della terra, le cosiddette «Società di mutuo soccorso». Accertata è l'esistenza della «Fratellanza fra i contadini di Contigliano e frazioni» che rappresentò una prima forma di autodifesa nei confronti del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori della terra.
Nel 1898, furono proprio i cavatori di barbabietole di Contigliano che organizzarono il primo sciopero agrario dell'Umbria.
Le lotte, soprattutto bracciantili continuarono anche successivamente al primo conflitto mondiale. Una pagina del portale è dedicata al celebre sciopero della piana reatina e a Florido D'Orazi, tra i principali animatori delle lotte contadine nel reatino.
Da Azione Socialista, organo settimanale della sezione socialista di Brindisi
Anno I numero 35, 18 settembre 1904
Brutti sintomi.
Quel che è successo a Magliano Sabina è un fatto tale che assume- politicamente- importanza maggiore dell'eccidio di Buggerru.
L'intero Consiglio Comunale chiamato in Municipio per discutere...sulla soluzione dello sciopero dei contadini, viene arrestato.
Il delegato della P.S. si reca alla Lega, che trova chiusa, ne atterra la porta d'ingresso a colpi d'accetta, entra con i suoi sgherri, mette tutto sottosopra, sequestra bandiera e registri e
dichiara sciolta l'organizzazione.
Diciamo che ciò è sintomo grave più di Buggerru. Poichè sinora, in questa epoca di relativa libertà giolittiana, s'erano visti fioccare i sequestri di stampa, proibire conferenze, comizi ecc.,
mandare i soldati a sostituire gli scioperanti e magari a fucilarli ma per avanzo di pudore di vecchia baldracca imbellettata,
la libero-ribalderia governativa non aveva ancore sciolte violentemente le organizzazioni proletarie.
Un eccidio lo si può spiegare dato un certo stato psicologico di qualche gallonato o sindacuccio epilettico, nevrastenico o alcoolizzato o affetto da mania omicida - ma non si spiega il
premeditato scioglimento di una Lega e l'arresto dei capi se non come un sintomo d'un nuovo orientamento governativo - che in occasione del lieto evento Giolitti vuole inaugurare a braccio del
paciuccone Sarto - visto che gli sfuggì l'amplesso con la sirena estrema.
Stiamo in guardia !
Alla fine dell’autunno 1920, dopo il fallimento delle trattative per l’adeguamento della paga dei raccoglitori di olive, la Camera del lavoro di Terni organizza uno sciopero per le campagne di Fara Sabina. I lavoratori sfilano in corteo davanti alle proprietà più importanti del circondario, poi intorno alle 11.30 si dirigono verso l’abitato di Canneto Sabino, dove molti di loro risiedevano. Lì una pattuglia di Carabinieri tenta di fermare il corteo in una strettoia che impedisce vie di fuga ai dimostranti: lo scontro, la strage.
Le cronache giornalistiche del tempo e i processi svolti negli anni seguenti nonhanno reso giustizia. Non l’hanno resa ai morti e alle loro famiglie, non all’Arma dei Carabinieri, non alla verità e non alla storia che non ha dato il giusto risalto a questi martiri: Leonilde Bonanni, Antonio Di Marco, Giuseppe Giovannini, Tullio Joschi, Francesco Lazzari, Carlo Marini, Luigi Pandolfi, Angelo Perini, Vincenzo Salusest, Luisa Turchetti e Marcello Vittori.
Qualche giorno dopo la strage un aumento salariale fu riconosciuto e, nel contempo, furono avviate interrogazioni parlamentari e inchieste della magistratura. Ma il Partito fascista, che negli anni seguenti prese il potere, si guardò bene dal cercare la verità: quella di una strage provocata e nascosta proprio da quella violenza, nella quale il fascismo affondava le proprie radici.
Il territorio quella strage non solo non l’ha dimenticata, ma ne rinnova il ricordo perché a questi martiri delle lotte sindacali noi tutti dobbiamo la democrazia e la libertà. Sentiamo quindi la necessità di rendere loro giustizia, dal punto di vista sia storico sia politico, provando a imparare da loro il coraggio di lottare per un ideale e per fare in modo che quell’esempio non si smarrisca nella memoria dei giovani d'oggi.
L’Eccidio di Canneto Sabino troppo a lungo è passato inosservato agli storici e rimosso dalla memoria popolare. Solo nel 2004 è stata posta, sulla piazza del paese, una lapide a ricordo delle
vittime e nel 2007 un cippo sul luogo della strage.
Partendo da una descrizione del territorio e del clima storico dell’epoca, il “Biennio rosso”, il libro ricostruisce, grazie a un’ampia documentazione e fonti orali dirette, la tragica vicenda
accaduta il 10 dicembre 1920 in un piccolo borgo agricolo della Sabina, Canneto (Fara Sabina). Qui, durante uno sciopero di braccianti, i reali carabinieri, probabilmente sobillati dai
proprietari terrieri, sparano sulla folla. I militi responsabili saranno sottoposti a un breve e alquanto intrigante iter giudiziario.
Emozionanti le narrazioni, integralmente riportate, dei testimoni oculari dell’evento, le ultime e uniche voci che la memoria storica ci ha consegnato.
Una ricca rassegna di foto d’epoca completa il testo mostrando immagini di vita quotidiana, di quei padroni e di quei contadini, in quell’angolo di Sabina nei primi decenni del Novecento.
Il Dott. Omero Schiassi fu uno degli antifascisti italiani più noti e rispettati in Australia dal 1924 fino alla sua morte nel 1956. Fu avvocato e consigliere comunale di Bologna, nonché membro del Partito Socialista. Fu costretto a lasciare l'Italia con l'ascesa al potere di Mussolini. A Melbourne, dove si stabilì, lavorò come docente presso l'Università di Melbourne. Il Console Italiano organizzò un boicottaggio degli studenti italiani e il Dott. Schiassi dovette lottare per sopravvivere perché veniva pagato in base al numero di studenti che seguiva.
Avviso per la riunione commemorativa di Omero Schiassi
Viveva in una stanza in Clarendon Street, a East Melbourne, e ogni domenica sera lo si poteva trovare seduto in prima fila all'Empire Theatre ad ascoltare attentamente l'oratore razionalista. Partecipava ad altri incontri di natura politica radicale ed era sempre in prima fila, una figura davvero molto familiare. La sua straordinaria cortesia lo distingueva dalla maggior parte dei compagni. Ci fu un tentativo da parte di italiani da una nave italiana, in porto, di rapirlo e riportarlo in Italia, dove ovviamente sarebbe stato giustiziato. Fortunatamente fallirono.
In occasione della sua morte, si tenne un incontro commemorativo presso la Chiesa Unitaria di Cathedral Place, a Melbourne, alle ore 14:00 del 22 gennaio. Tra gli oratori di spicco che resero omaggio alla memoria del defunto figurarono il Rev. Victor James, Brian Fitzpatrick, Ralph Gibson, la Sig.ra Lodewyckz (che sostituì il marito, il Professor A. Lodewyckz), la Sig.ra Maurice Blackburn, il Sig. Clem Christesen, il Sig. Percy Laidler e il Sig. W. Johnston, oltre a personalità di lingua italiana. Un invito era stato diffuso in italiano e in inglese. Un discorso tenuto dal Dott. Schiassi al New Gaiety Theatre di Melbourne il 10 giugno 1929 fu pubblicato in inglese e in italiano, con il titolo australiano "Fascism Exposed".Omero Schiassi morì improvvisamente a Myrtleford il 2 gennaio 1956 e lì è rimasto sepolto fino alla primavera 2008, quando su iniziativa del Comune di San Giorgio di Piano, i suoi resti sono stati riportati in Italia.
Sulla sua tomba è inciso l’epitaffio: "Sostenne la libertà, l’umanità e la giustizia".
Per saperne di più. Dopoguerra e fascismo in Sabina
