Piccola storia dell'antirazzismo reatino

Rieti, presidio antirazzista
Rieti, presidio antirazzista

 

Anche se rintanata per decenni nel proprio angolino da primo mondo, nell'illusione forzata di "città operosa e tranquilla", al riparo delle sue banche e delle sue consuetudini di città provincia, Rieti non poteva sfuggire ai cambiamenti epocali degli ultimi anni' 80.

Fino a quel periodo, nel territorio sabino, viveva solo qualche decina di rifugiati politici provenienti dal Sudamerica, dall'Iran e da altri paesi schiacciati da regimi dittatoriali.

E' solo con la caduta dell'impero sovietico che cominciarono a vedersi i primi polacchi con i loro mercatini inizialmente sempre affollati, i primi "lavavetri" del Maghreb, i primi venditori di tappeti e di accendini.

 

Qualcuno poteva anche avere la sensazione che il razzismo fosse quasi qualcosa di superato, un armamentario ideologico appannaggio dell'estrema destra che inneggiava ancora contro gli ebrei con qualche solitaria scritta sui muri oppure, al palazzo dello sport, con gli striscioni  contro la squadra di basket del Maccabi di Tel Aviv.

Anche la guerra e la sua barbarie sembrava cosa lontana.

 

Il pacifismo, l'antirazzismo, la lotta fra classi erano ormai cose da "irriducibili rivoluzionari" che non volevano rassegnarsi al fatto che quello era il "migliore dei mondi possibili".

L'ubriacatura però durò poco. I supermercati furono svuotati in pochi giorni e qualcuno sigillò le finestre con il nastro adesivo. I più fortunati, si accaparrarono delle vecchie quanto inutili maschere antigas.

Mentre durante la notte, si era addirittura svegliati dal rumore minaccioso degli aerei da guerra che sorvolavano la città, la televisione, senza soluzione di continuità, inondava le case con le prime immagini del bombardamento su Baghdad. 

Era il 17 gennaio 1991.   

 

 


La Pantanella

 

Sarà stata pure una "operazione di polizia internazionale" ma fu globale e investì brutalmente anche gli immigrati che da anni, avevano cominciato a popolare le città italiane. Provenienti da tutto il mondo, in qualche caso, avevano costruito delle vere e proprie città nelle città, spesso fondando la convivenza tra diverse etnie, lingue e religioni sulla base dell'organizzazione comune, del rispetto reciproco, della solidarietà. Tra questi crogioli di umanità vi era sicuramente la Pantanella, fabbrica abbandonata di Roma, dove migliaia di immigrati avevano cominciato già da tempo a riorganizzarsi la vita.

Il 2 febbraio 2001, un imponente schieramento della forza pubblica sgomberò l'edificio, in parte dato alle fiamme. Gli immigrati furono trasferiti in altri luoghi.

La guerra, pardon, l'operazione di polizia internazionale , era anche in casa nostra.

 

 

Sher Khan, scomparso di recente, nel 1990 a Roma, all'epoca dell'Ex Pantanella. Foto, Stefano Montesi
Sher Khan, scomparso di recente, nel 1990 a Roma, all'epoca dell'Ex Pantanella. Foto, Stefano Montesi

Dopo la Pantanella, Fassinoro.

   

200 persone circa.

Li hanno tradotti con gli autobus in località sconosciute. Il gruppo più numeroso è portato a Contigliano ed "ospitato" presso il Kyalamy ranch. 

Altri, circa in settanta, quasi tutti magrebini, arrivano presso un vecchio albergo di Fassinoro, nel Comune di Longone Sabino. E' necessario citare il Comune, altrimenti per una persona non di Rieti, sarà difficile trovare il posto sulla cartina geografica. Arrivando nella piccola frazione, un cartello fa presagire un ottimo soggiorno. " Benvenuti nella piccola Svizzera" . Molto piccola. Qualche casa sul costone montuoso esposto ai venti provenienti da qualsiasi direzione e poi basta. Non un bar, un tabaccaio, un giornalaio. 

 

E' nevicato da poco a Fassinoro, nuovo nome di Porcigliano, e il freddo si fa sentire. Li hanno portati qui senza permettere loro di prendere dei vestiti, delle coperte, i soldi che erano custoditi nella cassa comune della Pantanella. "Adriano" è in camicia. Indossa delle ciabattine da mare e cerca di non scivolare sulla neve ghiacciata. I visi, quasi tutti maschili, mostrano sguardi smarriti. Sono esausti, infreddoliti, persi in quel deserto di montagna. Soli. Non sanno dove si trovano. La maggior parte a Roma, aveva un lavoro. Qualcuno del posto spiega che la Capitale è laggiù, oltre quella montagna all'orizzonte.

L'autobus fa solo due corse per Rieti e poi con solo un altro mezzo, c'è la possibilità di arrivare a Roma. In pratica, anche il lavoro è perso.

 

La situazione è disperata. Tutti hanno freddo e non hanno una lira. E allora si aprono gli armadi, il portafogli, si fa incetta tra gli amici e compagni di vestiti, sigarette, scarpe, cibo.

Ci si rende ben presto conto però, che tutto ciò non basta. 

Alla solidarietà iniziale, alla denuncia, bisogna unire l'organizzazione e la lotta.

 

Si fa una prima riunione informale nella sede della CGIL.

Si chiede non solo una condizione più dignitosa ma soprattutto la possibilità di cercare un lavoro, cosa inevitabilmente legata alla possibilità di spostarsi con dei mezzi pubblici. Le promesse sono molte ma di atti concreti, neanche l'ombra. 

Nel frattempo, a Fassinoro si resiste ma nuovi fatti insorgono.

 

Uno dei gestori dell'albergo ha una figlia in età scolastica. I genitori dei suoi compagni di scuola rifiutano di mandare i figli a lezione per paura che il contatto con persone che hanno avuto rapporti con gli immigrati, possa provocare la diffusione di malattie. Il fatto finisce su tutti i giornali locali ma ancora una volta, la sinistra istituzionale guarda dalla finestra.

 

Bisogna organizzarsi. Da soli, o quasi. Gli immigrati partecipano a trasmissioni radiofoniche, fanno comunicati stampa. Ecco allora che in molti possono conoscere la storia di "Adriano", di Ameth di Casablanca, di Nordin di Orano, di Lazzar della Tunisia. La protesta degli abitanti, il primo episodio di razzismo organizzato nella provincia di Rieti, si ferma. 

Non si ferma però la guerra. Non si ferma a Baghdad, non si ferma in Italia. 

 

Alla situazione già drammatica si aggiunge un altro problema. 

I pasti non sono più preparati in albergo ma arrivano già precotti, da Terni. All'interno c'è carne di maiale, a contatto con tutto il resto. Ci si rifuta di mangiare . E' il primo sciopero, durato quasi tre giorni. E' dura ma alla fine, pur in quella situazione drammatica, la forza della dignità vince ancora. 

 

Si fa anche un primo tentativo per organizzare un servizio di assistenza legale contattando inizialmente, avvocati di Roma. Dopo quasi un mese, la presenza in albergo degli immigrati cala vertiginosamente. Qualcuno ha trovato casa e lavoro. Ameth ha trovato anche una moglie italiana ed una nuova famiglia. "Adriano", diventerà il primo imam della comunità islamica di Rieti.

 

 


Il 3 febbraio...


...e l'Associazione Nazionale Antirazzista 3 Febbraio

A3f Contigliano- Riunione per il quinto festival nazionale interetnico
A3f Contigliano- Riunione per il quinto festival nazionale interetnico

 

L'esperienza di Fassinoro, è stata per la provincia di Rieti, il primo tentativo di lotta ed organizzazione degli immigrati.

Quella prima esperienza ha fatto emergere chiaramente la necessità di una organizzazione stabile degli immigrati e dell'antirazzismo, non solo concepita come strumento di immediata risposta all'emergenza, ma di vera autodifesa contro il razzismo istituzionale e quello presente nella società.

 

Bisognerà aspettare il 3 febbraio 1996, perchè questa esigenza largamente diffusa, incomincerà a concretizzarsi in un percorso di più largo respiro.

Quella del 3 febbraio, contro l'allora decreto razzista Dini, fu una manifestazione molto diversa dalle precedenti. Vi aderirono circa trecento associazioni, comunità, sindacati, organizzazioni politiche, dell'antirazzismo e del volontariato. La diversità di quella manifestazione antirazzista, non fu solo rappresentata dai 50,000 che inondarono le strade della capitale.

 

Dalla manifestazione nacque prima un Coordinamento e poi l'Associazione Antirazzista " 3 Febbraio", organizzazione degli immigrati e dell'antirazzismo. L'associazione nata sulla consegna del libero soggiorno per tutti/e e della libera circolazione, diventò in poco tempo, la più numerosa ma probabilmente anche la più attiva organizzazione degli immigrati in Europa. Riuscì a stampare un proprio giornale plurilingue, ad organizzare un servizio di assistenza legale, a costruire momenti importanti di lotta e di cultura interretnica quali il primo maggio degli immigrati e varie edizioni del Festival Interetnico. L'Associazione fu fondamentale nella denuncia della situazione invivibile nei C. P.T. e nell'organizzazione del primo sciopero a San Felice Circeo, degli immigrati che lavoravano nell'agricoltura e nella piccola industria.

 

Alcuni attivisti reatini aderirono al percorso costruttivo della manifestazione del 1996 e successivamente, animarono l'associazione " 3 febbraio" nel territorio sabino. L'Associazione sabina, oltre a vivere le lotte e gli appuntamenti nazionali, produsse anche iniziative senza precedenti.  A Contigliano, ad esempio, nacque la prima scuola di lingua italiana per gli immigrati, gestita dall'Associazione. 

 

Contigliano. Riunione Associazione 3 Febbraio
Contigliano. Riunione Associazione 3 Febbraio

Il manifesto della manifestazione del 3 febbraio 1996
Il manifesto della manifestazione del 3 febbraio 1996

Voci dallla manifestazione del 3 febbraio 1996

Breve estratto dalla prima trasmissione ( aprile 1998) autogestita dall'Associazione Nazionale Antirazzista ''3 Febbraio'' in onda sulle frequenze romane di '' Radio Onda Rossa''. L'associazione nazionale, fu la conseguenza consapevole e organizzata del successo, anche di partecipazione ( 50.000 persone), della manifestazione tenutasi a Roma il 3 febbraio del 1996.Aderirono in quell'occasione, oltre a tanti singoli, immigrati/e o antirazzisti/e, circa trecento associazioni di immigrati, della solidarietà, della lotta antirazzista. Dopo un primo coordinamento, il 14 febbraio 1998, nacque l'Associazione nazionale, prima organizzazione stabile in Italia. L''Associazione poteva contare su sedi e nuclei operativi presenti in tutta la Penisola e su una sede nazionale a Roma, in via La spezia. Molte sono state le battaglie condotte nel tempo dall'Associazione, la prima a denunciare i lager di stato e le politiche razziste e discriminatorie operate anche dei governi di ''sinistra'' Il 3 febbraio era autorganizzazione, autofinanziamento, autodifesa fisica e legale, iniziativa culturale e interetnica. Moltissime le manifestazioni locali e nazionali organizzate e tra questa vanno ricordati i Festival Interetnici e il primo maggio degli immigrati.


Meeting antirazzista - Luglio 1998
Meeting antirazzista - Luglio 1998
Corriere Rieti - Maggio 1998
Corriere Rieti - Maggio 1998

La lotta continua....

...dappertutto !


Chiudiamo i lager di stato !




L'A3F e gli artisti

L'Associazione antirazzista "3 febbraio", ha mostrato sempre, non poteva essere altrimenti, una grande attenzione verso la cultura e la musica dei popoli. Numerosissimi i concerti con artisti italiani e del resto del mondo. Alcuni musicisti in particolare, hanno sostenuto l'Associazione non solo esibendosi gratuitamente sulle centinaia di palchi dell'A3F, ma anche partecipando attivamente alla vita dell'Associazione. Questa foto è stata scattata durante il secondo congresso dell'A3F, tenutosi a Roma, nell'inverno del 2000.