Sono originarie del territorio Nice Tomassetti, originaria di Capradosso e la reatina Elettra Pollastrini.
A queste importanti figure sono state dedicate delle intere pagine di Rieti Libertaria. Non sono state però le uniche a combattere il fascismo, spesso con le armi in pugno. Meno nota è Diana, partigiana della brigata Gramsci, originaria, come Nice, del Cicolano.
Angelini Gianna detta ''Diana'' nasce il 18 agosto 1924 a Fiamignano (RI). Giovanissima maestra elementare prestò servizio a Vallunga , frazione di Leonessa. Qui, dopo l'8 settembre del '43 aveva già cominciato ad aiutare il parroco locale nella raccolta di indumenti ed altro per i prigionieri. Individuata dai fascisti è costretta a fuggire e si unisce ai gruppi partigiani operanti in zona dove farà un intenso lavoro d'ufficio e organizzativo presso il comando della Brigata Gramsci. Alterna queste mansioni ad azioni partigiane e non di rado interviene anche pubblicamente in occasioni particolari.E' una delle partigiane a cui viene affidata un'arma e partecipa all'ultima battaglia del monte Pelosa e a quella della Flaminia del giugno del '44.Si lega sentimentalmente con il partigiano Mario Filipponi di Piediluco.Riconosciuta come partigiana combattente, dopo la guerra, entra a far parte del Gruppo di Difesa delle Donna, poi UDI, in cui collabora con Laura Rossi. Muore il 30 settembre 2015.
La battaglia di Monte Pelosa, avvenuta tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 1944, vide protagonisti i partigiani della Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" nell'Umbria e nel Lazio. In particolare, la brigata, dopo essere stata dispersa dalla controffensiva nazifascista, si riorganizzò e combatté per la liberazione di Terni, che avvenne il 13 giugno.
La Brigata Gramsci, operante nell'Italia centrale, fu attiva principalmente tra febbraio e fine marzo 1944, liberando e controllando una zona tra Visso e altri territori, costituendo una delle prime Repubbliche partigiane. Dopo la controffensiva, la brigata si divise: una parte, guidata da Filipponi, si ricostituì sui monti tra Umbria e Lazio, e partecipò alla liberazione di Terni, mentre altre unità si spostarono verso i Sibillini e Norcia, liberando quest'ultima città.
La battaglia di Monte Pelosa fu quindi un momento chiave nella riorganizzazione della Brigata Gramsci e nella sua successiva attività nella zona. La brigata, insieme ad altre formazioni, contribuì alla liberazione di importanti centri abitati, come Terni e Norcia, e partecipò alla creazione di una zona libera, dimostrando il ruolo significativo della Resistenza nell'Italia centrale.
La Resistenza taciuta[
Per decenni a livello storiografico ed istituzionale il contributo delle donne alla Resistenza non è stato mai adeguatamente riconosciuto, rimanendo relegato ad un ruolo secondario, che scontava "di fatto" una visione in cui anche la Lotta di Liberazione veniva "declinata" al «maschile». I dati ufficiali della partecipazione femminile alla Resistenza hanno scontato inoltre criteri di riconoscimento e di premiazioni puramente militari, non prendendo in considerazione i "modi diversi", ma non per questo meno importanti, con cui le donne parteciparono ad essa. Per questi motivi si parla di Resistenza taciuta.
Alcune cifre
Il numero di donne che contribuì alla Resistenza Italiana, secondo alcune fonti, fu molto elevato. Il loro supporto cominciò fin dagli inizi della lotta partigiana, fino all'aprile del 1945, quando vi fu la liberazione dell'Italia dai nazisti.
Alcune stime della partecipazione femminile alla Resistenzaː
5.000 donne partigiane combattenti;
20.000 donne con funzioni di supporto;
70.000 donne organizzate nei Gruppi di difesa della donna;
4.500 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti;
2.750 deportate in Germania nei lager nazisti;
623 fucilate o cadute in combattimento;
512 commissarie di guerra;
19 medaglie d'oro
18 medaglie d'argento
