Militari internati italiani Prov. Rieti.


Dopo il proclama Badoglio, circa 650.000 soldati italiani vennero catturati dai tedeschi e deportati, perdendo lo status di prigionieri di guerra e diventando per aggirare la Convenzione di Ginevra, "IMI" (Internati Militari Italiani). Ai militari fu offerto di continuare a combattere a fianco dei nazisti e collaborare con i fascisti. Il loro rifiuto comportò la deportazione. Rinchiusi in Stalag (sottufficiali/truppa) e Oflag (ufficiali), vissero in condizioni inumane, fame e lavori forzati (Arbeitskommando) e almeno 40.000 morirono di stenti. Alcune stime riportano un numero molto superiore di vittime.

I militari internati originari della provincia di Rieti furono quasi 200.

Pescorocchiano (15), Antrodoco (13), Leonessa (13), Amatrice (12) e Cittaducale (11) sono tra i comuni più colpiti del reatino, con Rieti città che ha contato 10 internati. Molti subirono lavori forzati e condizioni estreme, con diverse celebrazioni in zona, come a Greccio, per onorarne la memoria.

 

Al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943, il Regio Esercito italiano contava oltre 2 milioni di uomini, ma risultava già in gran parte disgregato. Circa 650.000-800.000 militari furono catturati dai tedeschi e internati nei lager, mentre altri si sbandarono o si unirono alle formazioni partigiane


L'altra Resistenza