Umberto Lanciotti nacque a Forano Sabina il primo aprile 1894 da Emidio ed Angela di Mario. Nel 1897, la sua famiglia si trasferì a Sassoferrato dove frequentò le scuole tecniche. Nel 1913, a
soli sedici anni, emigrò prima in Francia e successivamente negli States, dove in Pennsilvanya visse facendo il minatore. Qui si unì agli anarchici antiorganizzatori. Chiamato nel 1914 alle armi,
rimase in America risultando così renitente alla leva. Cambiò più volte lavoro. Prima operaio in una fabbrica di lamiere, poi contabile di banca, non smise mai di denunciare il crimine del
conflitto mondiale seguendo la consegna di Galleani "Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione sociale". Accusato di diserzione, lavorò nelle fabbriche automibilistiche di Detroit,
partecipando alle agitazioni per salvare la vita di Carlo Tresca. Nel 1920 rientrò in Italia, a Genova, per poi ricongiungersi con i genitori a Loreto. Qui lavorò alla costruzione di ferrovie ma
fu licenziato qualche mese dopo per aver partecipato ad uno sciopero. Ad Ancona nel 1922, fu costretto, rimanendo ferito, ad affrontare una squadraccia fascista. Temendo di essere arrestato come
disertore, s'imbarcò clandestinamente in una nave in partenza per L'Olanda. Da qui, avendo ricevuto l'indirizzo londinese di Emidio Recchioni, autorevole esponente anarchico, s'imbarcò di nuovo
per la capitale inglese.
A Londra visse facendo il cameriere fino al 1925, anno in cui impartì una severa lezione al datore di lavoro che intendeva licenziarlo. Ancora un imbarco clandestino, questa volta verso
l'Argentina. A Buenos Aires conobbe tantissimi anarchici italiani e spagnoli. In seguito ad una serie di attentati addebitati agli anarchici, venne arrestato il 23 giugno 1930 e condannato a due
anni di carcere da scontarsi nel penitenziario di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Il 6 settembre il generale Uriburu istaurò una feroce dittatura che porterà alla fucilazione di molti anarchici.
Lanciotti, rimesso in libertà il 13 luglio 1932, fu di nuovo arrestato a Rosario e selvaggiamente torturato. Deportato in Italia, arrivò a Napoli il 24 ottobre 1933. Condannato dal tribunale
militare di Roma come disertore, ad un anno di carcere venne poi assegnato per cinque anni al confino. Deportato a Ponza non si piegò a fascisti e venne di nuovo arrestato per tre mesi. Tradotto
all'isola di Tremiti, pur essendo sottoposto a diverse punizioni, continuò a rifiutare di salutare romanamente. Venne di nuovo incarcerato a Lucera fino al gennaio del 1938 e poi tenuto sotto il
controllo delle autorità che dovettero rassegnarsi al suo attaccamento alle"idee sovversive" ed anarchiche. Rilasciato il 5 febbraio del 1940 e non trovando un'occupazione, si trasferì a
Milano dove rimase per cinque anni.Riprendendo dopo la liberazione, il suo posto tra gli anarchici, sostenne generosamente la stampa libertaria e partecipò a numerosi convegni e congressi. Nella
prima metà degli anni'60 si trasferì a Follonica dove morì il 9 giugno 1974.
Le notizie relative a Gino Petracchini ed Umberto Lanciotti sono tratte dal Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani ( Ed. Biblioteca Franco Serantini- vol. 2).
Le notizie sugli Arditi Del Popolo sono tratte dal volume "Arditi del popolo- Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922) " Di Eros Francescangeli ( Odratek edizioni).
Nasce a Catanzaro il 6 dicembre 1902 da Gennaro e Maria Giuseppina Stiriti, patrocinatore legale. Già a Rieti, dove viveva, nel 1919 viene segnalato dalla polizia perché svolge propaganda anarchica. Trasferitosi a Poggio Mirteto (Ri) nel 1933, continua a manifestare le proprie idee e si dimostra talmente ostile al regime da provocare il risentimento dei fascisti locali, che finiscono spesso per bastonarlo. Nel maggio 1941 viene denunciato da alcuni assistiti per avere espresso in loro presenza previsioni sfavorevoli sull’esito della guerra e per essersi abbandonato ad apprezzamenti inopportuni nei confronti del duce e del governo, auspicando la rivoluzione in Italia. Arrestato il 15 giugno successivo e assegnato al confino per due anni dalla Commissione provinciale di Rieti con ordinanza dell’11 luglio, viene destinato a Tornimparte (AQ) e liberato condizionalmente il 15 giugno 1942 per motivi di salute. Nonostante il carcere e il confino, però, Messina. non abbandona i propri principi. Abbonato al giornale anarchico «Fede» e lettore abituale dei giornali clandestini «Lazio socialista», «L’Unità», «La Giustizia», «Avanti!» e «Lo Stato operaio», il 26 dicembre 1943 tiene in una casa di campagna di Montopoli Sabina (Ri) una riunione sovversiva scoperta dalla polizia, venendo arrestato dalle autorità occupanti tedesche. (O. Greco). L'arresto, nei pressi di Granica vine motivato dal fatto che ' nell'anarchico avvocato Luigi Messina viene identificato il capo della banda che opera tra Monte S. Giovanni, Salisano, Poggio Mirteto e Roccantica.'
Fonti
Fonti: Acs, Cp, b. 663, cc. 105, 1941-1942; Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Divisione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Casellario Politico Centrale, b. 3252, f. 90491, cc. 55, 1924 e 1939-1944.
Bibliografia: S. Carbone, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Calabria, Cosenza, Brenner, 1989 (rist. an. dell’ed. or. Cosenza, Lerici, 1977), ad vocem.
Rieti 1943 - 1944 guerra. resistenza liberazione. Atti del Convegno dell'Archivio di Stato di Rieti. A cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti.
