Gli eccidi del nazifascismo e le fosse reatine

In Italia la strage della popolazione civile provocata dai rastrellamenti nazifascisti è distribuita in 5.626 episodi accertati in cui ci sono state  23.662 vittime tra cui 795 bambini fino a 11 anni d'età e 737 dai 12 a 16 anni. 2815 casi accertati riguardano donne.     

 https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/2015/10/Dati-nazionali-al-30-09-2016.pdf


Il fascismo reatino, essenzialmente di matrice agraria, è stato per antonomasia, un movimento acefalo al servizio del latifondismo locale.

Il fatto che ancora oggi le destre del territorio insistano per intitolare vie ad Almirante o a Pavolini, personaggi che nulla hanno a vedere con la Sabina, rende evidente il fatto che questo movimento non è stato mai in grado di produrre elementi locali di rilievo.

Questo non deve però distogliere dalla natura criminale di alcune formazioni.

Il gregarismo, l''opportunismo, le 'incapacità, la vigliaccheria, la corruttibilità, il continuo chiedere ausilio alle formazioni di Perugia, di Roma e all'esercito tedesco, rappresentano semmai un'aggravante e anche un certo revisionismo non può negare che elementi del fascismo locale, anche se come meri delatori o informatori, siano stati protagonisti e complici delle principali stragi compiute nel territorio.

Nella sola operazione "Uovo di Pasqua" iniziata il 31 marzo '44 e durata dieci giorni, le vittime della repressione sono state centinaia, 51 nel solo territorio di Leonessa, migliaia di uomini sono stati rastrellati e circa la metà portati a Roma e rinchiusi nel lager istituito a Cinecittà, per lavorare nelle retrovie del fronte di Anzio.

Altri reatini sono stati uccisi durante l'eccidio delle Fosse Ardeatine, a Roma ( vedi pagina dedicata). 

 

La strage di Monte San Giovanni

La vittoria del monte Tancia è stata pagata a caro prezzo con oltre 400 morti e feriti tra la compagine nazifascista.

Pertanto accecati dalla rabbia, dovuta alle ingenti perdite subite, i tedeschi infieriscono sulla popolazione locale trucidando persone inermi, incendiando case, depredando o massacrando il bestiame.

Nel pomeriggio del 7 aprile 1944, un reparto di soldati tedeschi e di militi fascisti, con a capo il prefetto Di Marsciano, raggiunge la frazione di S. MIchele a Monte S. Giovanni. Catturano tutti quelli che vi si trovano e li rinchiudono nella chiesa del villaggio. Le case vengono incendiate. Poi le persone rinchiuse vengono fatte uscire dalla chiesa e radunate in uno spiazzo dove vengono falciate dalla mitragliatrice.

Le vittime sono 15, tra cui una donna incinta di 7 mesi, un anziano di 75 anni e sei bambini di cui uno di 18 mesi. Nella stessa giornata, nella frazione Gallo, bruciano le case e uccidono ancora 3 persone tra cui un ottantenne.

Elenco delle vittime civli decedute:

1. Bonacasata Aldo, nato a Monte San Giovanni in Sabina nel 1938, figlio di Pasqua Valentini, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

2. Bonacasata Angelo, nato a Monte San Giovanni in Sabina nel 1934, figlio di Pasqua Valentini, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

3. Bonacasata Arnesina, nata a Monte San Giovanni in Sabina nel 1942, figlia di Pasqua Valentini, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

4. Bonacasata Rosa, di 37 anni, moglie di Paolo Valentini, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, contadina.

5. Capparella Barbara, nata il 25/08/1888, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, contadina.

6. Capparella Ersilio, nato il 23/10/1940, figlio di Zefferina Mei, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

7. Capparella Gelsomina, di 37 anni, figlia di Domenica Carlucci, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, contadina. Incinta.

8. Capparella Vincenza, nata il 16/01/1925, figlia di Zefferina Mei, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, contadina.

9. Carlucci Domenica, di 55 anni, moglie di Eugenio Capparella, residente nella di frazione Sant’Angelo del Tancia, contadina.

10. Mei Orazio, nato a Monte San Giovanni in Sabina il 02/11/1870, residente nella frazione Gallo, coniugato, agricoltore.

11. Mei Vincenzo, nato a Monte San Giovanni in Sabina il 28/12/1873, residente nella frazione Gallo, coniugato, agricoltore.

12. Mei Zefferina, nata il 14/03/1902, moglie di Odoardo Capparella, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, contadina.

13. Radini Francesco, nato a Monte San Giovanni in Sabina l’08/02/1868, residente in frazione Gallo, coniugato, agricoltore.

14. Valentini Dina, di 11 anni, figlia di Rosa Bonacasata, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

15. Valentini Domenico, di 6 anni, figlio di Rosa Bonacasata, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

16. Valentini Nello, di 3 anni, figlio di Rosa Bonacasata, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia.

17. Valentini Pasqua, nata il 07/04/1909, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia, moglie di Giuseppe Bonacasata, contadina.

18. Valentini Vincenzo, di 78 anni, residente nella frazione di Sant’Angelo del Tancia

 

 

Le fosse reatine

Dopo la battaglia del Tancia, a Poggio Mirteto tedeschi e fascisti rastrellano spietatamente la cittadina. Le case dei partigiani individuati dalle spie sono date alle fiamme. Trenta poggiani, tra cui il "podestà" repubblichino Giuseppe De Vito, che, pur avendo accettato quell'incarico, si era sempre rifiutato di fare il delatore, sono anche loro portati a Rieti. Il "podestà" De Vito viene torturato dai suoi "camerati", che però non riescono a strappargli nessun nome. E' fucilato la mattina di Pasqua, nei pressi dell'aeroporto di Rieti, insieme ai partigiani della sua città catturati sul Tancia.

Alcuni riuscono a fuggire, corrompendo i loro aguzzini.

Fosse reatine. Si cercano i corpi.
Fosse reatine. Si cercano i corpi.

Le vittime

La maggioranza dei partigiani uccisi apparteneva alla Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci".

Tra loro c'erano vari esponenti della Resistenza reatina e della Brigata "Stalin" formazione Garibaldi di Poggio Mirteto arrestati in conseguenza del rastrellamento e all'eccidio del monte Tancia.

Segue l'elenco delle vittime:

Giorgio Bonacasata, operaio di Torrita Tiberina, C.M.di Roma, 18 anni

Giuseppe De Vito, possidente di Poggio Mirteto, 43 anni

Diego Eusebi, impiegato di Poggio Mirteto, 21 anni (capo partigiano)

Giansante Felici, falegname di Leonessa, 44 anni

Giuseppe Felici, studente di Roma, 21 anni (capo partigiano)

Mario Lupo[8][9][10], ufficiale della Romagna, età ignota.

Giannantonio Pellegrini Cislaghi, studente di Milano, 16 anni

Antonio Hotmann, impiegato del Montenegro, 42 anni

Adamo Onofri, impiegato di Rivodutri, 20 anni

Roberto Pietrostefani, avvocato di Leonessa, 29 anni (ten. partigiano, presidente del CLN di Rieti)

Francesco Segoni, operaio di Contigliano, 50 anni

Giuseppe Senzameno, operaio di Leonessa, 27 anni

Onofrio Sitta, studente di Salara (RO), 20 anni

Due caduti ignoti

Gli eccidi di Leonessa


L'esistenza del "territorio libero" non può essere tollerato dai nazifascisti che alla fine tentano di riprendere il controllo della zona.Così la mattina del 31 marzo, un reparto tedesco arriva a Leonessa senza incontrare resistenza. Nonostante non ci fossero partigiani, rastrellano decine di persone molte delle quali tradotte presso il carcere di Rieti. Nelle frazioni, si uccide e si distrugge. Su indicazione della collaborazionista Rosa Cesaretti, a Cumulata vengono uccisi 12 uomini. L'eccidio più grande viene perpretrato a Leonessa il 7 aprile, dove a gruppi di 2-3, inizia la mattanza delle persone precedentemente rastrellate. Presso Fossatello, vengono trucidati in 23  tra cui il vice parroco Don Concezio ChiarettI ( foto a fianco),  .Cliccando sul bottone è possibile conoscere l'identità delle vittime e altri particolari della strage.

L'eccidio di Roccaranieri

I fatti raccolti da Antonio Cipolloni[, come riportato da Tommaso Rossi, dell'Istituto per la storia dell'Umbria contemporanea nell'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia:

«Nelle ore mattutine due militari tedeschi, in transito lungo l'allora provinciale “Salto-Cicolano”, blocca tre fratelli, già militari negli Alpini, all'altezza del "Casale Cattani", lungo il corso del fiume Salto, e cerca di sequestrare la bicicletta di uno di loro, allontanandolo brutalmente con il calcio del fucile. La reazione è immediata perché i tre fratelli considerano i militari tedeschi responsabili di numerosi furti di bestiame e generi vari compiuti in quei giorni in tutta la zona, l'ultimo dei quali la mattina stessa in un casolare vicino al luogo della colluttazione. Uno dei due soldati muore sul colpo, l'altro è gravemente ferito, ma, mentre i tre fratelli occultano il cadavere del commilitone, riesce a dileguarsi e raggiungere il comando locale. La rappresaglia scatta immediatamente e in maniera scriteriata, colpendo in particolare le frazioni Roccaranieri del comune di Longone Sabino e Villa Grotti del comune di Cittaducale. Chiunque viene incontrato lungo la provinciale viene catturato. Sei uomini sono rinchiusi nel "Casale Petrangeli", all'imbocco del sentiero che dalla strada principale conduce a Roccaranieri. Giunti nei pressi dell'abitato, i tedeschi colpiscono a morte senza alcuna ragione Mario Novelli, mentre nella piazzetta del paese vengono messi al muro e fucilati quattro anziani che non erano riusciti a fuggire. Sempre in quelle circostanze il giovane studente Bruno Vaccarezza, che conosceva un po' di tedesco, cerca di parlare con il comandante del plotone per spiegare l'innocenza della gente del paese, ma viene ucciso prima che possa aprire bocca. Nel riscendere a valle, il plotone si divide in due tronconi per proseguire le ricerche. Parte si muove verso sud in direzione della provinciale Rieti-Avezzano, parte verso nord in direzione di Cittaducale. Il secondo gruppo si ferma di nuovo nel casolare di Petrangeli, dove fucila i sei ostaggi (due di questi sono Panetti e Miluzzi, di Villa Grotti di Cittaducale). Il pomeriggio si conclude con l'uccisione proprio a Villa Grotti dell'anziano contadino Antonio Gentile e la scampata fucilazione della cinquantina di ostaggi presi e detenuti proprio in questa località.»Alla narrazione degli eventi raccolti da Antonio Cipolloni nei suoi volumi dedicati alla guerra in Sabina, fanno da corredo le parole scritte sul registro dell'archivio parrocchiale di Roccaranieri da Don Antonio Tuzi da Aquino, parroco di Roccaranieri nel periodo 1944-1945[9], il quale, come da egli stesso raccontato in quelle poche righe, fuggì, insieme al resto di gran parte della popolazione, nelle ore successive alla strage.

I corpi delle vittime dell'eccidio vennero raccolti dai diversi luoghi in cui le vittime avevano trovato la morte, portati alla chiesa di San Giovanni Battista di Roccaranieri e tumulati, qualche giorno dopo, con la benedizione impartita dal parroco di San Silvestro, Don Vincenzo Vicari.

Una volta tornato al suo posto Don Antonio volle commemorare i caduti con un breve componimento[10] in capo ai nomi e alle generalità delle vittime, aggiungendo qualche dettaglio sulle esecuzioni che, seppure accennato, offre una ricostruzione dello svolgimento degli eventi in linea con quanto riportato dalle testimonianze raccolte da Cipolloni nei suoi lavori.

 

Le vittime

Delle 13 vittime della rappresaglia dei soldati tedeschi non tutti erano residenti a Roccaranieri. Alcuni si trovavano sfollati in paese. L'elenco dei morti come dai dati raccolti da Don Antonio Tuzi, secondo la cronologia delle esecuzioni delineata dallo stesso sacerdote:

 

Bruno Vaccarezza, di Calestano (PR), residente a Rieti, di anni 19 - ore 11[12].

Pietro Novelli, di anni 74 - ore 11

Vito Camilli, di anni 76 - ore 11

Giuseppe di Gregori, di anni 66 - ore 11,10

Antonio Bocchi, di anni 75 - ore 11,30

Mario Novelli, di anni 20 - ore 12

Giuseppe Fiamozzi, di Mezzocorona (TN), di anni 57 - ore 12

Pietro Panetti, di Ville Grotti di Cittaducale, residente a Rieti, di anni 29 - ore 13

Augusto Miluzzi, di Cittaducale, residente a Petrella Salto, di anni 37 - ore 13

Giuseppe Amadei, di anni 38 - ore 13

Felice Amadei, di anni 24 - ore 13

Pietro Persiani, di Cerreto di Spoleto, residente a Roccaranieri[ di anni 29 - ore 14[19]

Antonio Gentile, di Ville Grotti di Cittaducale, di anni 70 - ore 15?

Come accennato il lavoro di ricerca di Cipolloni trova conferma negli appunti di Don Tuzi: i tedeschi sulla via per Roccaranieri imprigionano nel casale Petrangeli la famiglia Panetti-Amadei di Ville Grotti (Panetti, suo zio Fiamozzi e i cognati di Panetti, Miluzzi e Giuseppe Amadei, quest'ultimo con suo fratello Felice da Roccaranieri - cinque persone) insieme all'operaio Pietro Persiani (in tutto sei persone). I soldati salgono quindi a Roccaranieri dove la testa del plotone uccide, sopra la fonte, Vaccarezza, accorso per cercare di dissuadere i tedeschi, poi, nella piazza del paese, gli anziani Novelli, Camilli, di Gregori e Bocchi. Nel frattempo il resto del plotone uccide Mario Novelli - nel terreno di sua proprietà in località "sopra la Mola" - probabilmente in fuga dopo essere stato allarmato dagli spari provenienti dal paese. Il plotone, ridisceso al casale Petrangeli, uccide i sei lasciati al casale (prima i cinque della famiglia Panetti-Amadei poi Persiani che, forse, nel frattempo, si era dato alla fuga dopo aver avvertito anch'egli dapprima gli spari provenienti dal paese e quindi il vociare dei soldati di ritorno al casale Petrangeli). L'ultima vittima dei tedeschi è l'anziano Gentile, nella sua vigna a Ville Grotti.

Nonostante si tratti di uno degli episodi con il maggior numero di vittime tra quelli avvenuti in Sabina nel giugno del 1944, non causato da dinamiche strettamente belliche, l'eccidio di Roccaranieri non figura tra quelli per cui venne chiesta un'indagine dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relativa a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d'Italia (1943-1945) ovvero nei fascicoli rinvenuti nel 1994 nel cosiddetto armadio della vergogna.

Ai fatti del 6 giugno 1944 non è mai seguita un'inchiesta sui reparti tedeschi responsabili dell'azione di rappresaglia ne tantomeno un'indagine storica sulla loro identificazione. Il periodo storico particolarmente complesso, le fasi convulse del conflitto, in uno scenario interlocutorio tra la formazione di due successive linee difensive in due distinte fasi del teatro di guerra della campagna italiana del 1944, hanno reso difficili le azioni di ricerca della verità storica.

L'11 giugno 2022 l'amministrazione comunale di Longone Sabino, insieme al gruppo locale dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, sezione "Attilio Verdirosi" di Longone Sabino, ha provveduto a sistemare, a corredo del già esistente monumento ai caduti, una nuova lapide sul muro a monte della piazza dopo aver coinvolto il comitato provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Rieti, la provincia di Rieti ed i comuni di Rieti e di Cittaducale.

La lapide commemora gli eventi del 6 giugno usando le parole che scrisse al riguardo, nelle pagine dell'archivio parrocchiale, nei giorni successivi alla strage, l'allora parroco di Roccaranieri Don Antonio Tuzi.

Dal 2022 una cerimonia per ricordare l'episodio della primavera del 1944 è stata riportata in una data prossima alla ricorrenza annuale dell'eccidio, il 6 giugno.

(resoconto tratto da Wikipedia)


L'eccidio di Sant'Elia 

Sant'Elia, 11 giugno 1944. Una delle pagine più dolorose, in cui persero la vita Odoardolino Bucci, Renato De Vincenzo, Giacomo Faggioli, Rocco Forgiane, Fernando Formichetti, Pietro Rosati.Responsabile è un plotone di paracadutisti (1°Fallschirmjager Division), noti come Diavoli verdi, di passaggio, in ritirata dal fronte di Cassino. Nel corso della rappresaglia, sette persone vengono brutalmente uccise, tre lungo le vie del paese e quattro all’interno della casa della nostra principale testimone, Faustina, dove il resto degli ostaggi scampa all’esecuzione grazie a un ordine tempestivo di partenza dei militari per l’arrivo immediato, non previsto, degli Alleati. Un fatto sconvolgente per gli abitanti, convinti fino ad allora di essere al riparo e al sicuro dalla guerra. Un fatto di forte impatto per questa piccola comunità rurale, sempre ai margini della storia e abituata al trascorrere lento e monotono del tempo, scadenzato solo dai ritmi della natura e del lavoro dei campi. Questo tragico episodio, nei suoi dettagli, è sopravvissuto finora grazie essenzialmente alla memoria popolare. Esso è stato doverosamente inserito in un contesto storico nazionale e locale, e richiama gli episodi più significativi del periodo funzionali al racconto racchiuso in un volume curato da Anna Maria Formichetti. .

 


Eccidio di Poggio Fidoni

 

All'alba dell'11 giugno, l'ultimo che ha visto la presenza tedesca su queste terre, tutta l'area intorno a Poggio Fidoni (dove un reparto tedesco ha preso da due giorni possesso della casa del parroco) si riempiedi nuovo di truppe in ripiegamento da sud. Di frequente vengono fermati gruppi di uomini, obbligati a trasportare carichi di vario genere. In una circostanza del genere, nel corso della mattinata, vengono uccisi (dopo avere terminato il trasporto).

Amaranto Leonino (anni 21), Angelucci Giovanni (33),Bucci Edoardo L. (33), Chiani Angelo (59),

De Angelis Quirino (44),Maiali Marino (44), Maiali Antonio (47), Nobili Umberto (36), Picozzo Gino(37).

Si conosce soltanto l'identità del comandante del reparto di stanza, dall'8 all'11 giugno 1944 (giorno della definitiva partenza), a Poggio Fidoni: capitano Franz Müller.

Bibliografia : Wolfango Bucci, La storia di un giorno. Poggio Fidoni 11 giugno 1944, Dipiti Studio, Londra 1993 [tredicenne all'epoca dei fatti, era il nipote di Odoardo Bucci, emigrato in Inghilterra nel dopoguerra].