Rieti e la Repubblica Romana


Con il libro ristampato di recente e scritto nei primi del '900, dal primo sindaco socialista di Rieti Angelo Sacchetti Sassetti, c'è la possibilità di ripercorrere e rivivere i fatti esaltanti e tragici del periodo risorgimentale reatino. Poche città del centro sud sono legate così indissolubilmente alle vicende nazionali e ai destini della Repubblica Romana. Nel libro troveremo il racconto e molti degli aneddoti relativi alla lunga presenza a Rieti di Garibaldi e delle sue truppe. Rileggendo il volume e passeggiando per le strade del centro storico, c'è la possibilità di ricordare ma anche di immaginare, una città diversa, con i suoi alberi della libertà piantati nelle piazze principali, le intemperanze dei garibaldini verso il clero e i carabinieri, le strade invase da senzascarpe desiderosi di unirsi alle imprese dell'eroe dei due mondi, le truppe lacere e ferite dopo il drammatico epilogo della Repubblica Romana. Un libro quello di Sacchetti Sassetti che non solo descrive i fatti storici ma è che è anche in grado di farci riflettere sugli umori del popolo, sulla idealità, ingenuità ma anche sulle contraddizioni di chi animò quel fervente periodo storico e che spesso, dopo aver indossato la camicia rossa garibaldina, fu costretto successivamente, a riprendere le armi indossando i panni del "brigante".


Angelo Sacchetti Sassetti : I Deputati Reatini alla assemblea Costituente Romana

 

FRANCESCO BATTISTINI. Francesco Battistini, di famiglia civile, oriunda del Veneto, nacque in Rieti il i o aprile 1807 da Giovanni, medico condotto di questa città, e da Rosa Fiacchi. Addottoratosi in giurisprudenza nell' Università di Roma, esercitò con stima e fortuna l'avvocatura nel foro reatino. Eletto Deputato alla Costituente Romana e, sciolta questa, esiliato a Marsiglia, fu ivi colto da sì grave malattia, che si ridusse in fin di vita. Assistito amorevolmente dal collega ed amico Luigi Coccanari di Tivoli e dalla moglie di costui, Anna Rossi, colta gentildonna, risanò e andò a dimorare a Parigi 1 . Dopo il 1860 ritornò nella città natale, ma così tormentato da un'acuta nevrastenia, che si credeva continuamente fatto segno di persecuzioni. Visse infelice gli ultimi anni e universalmente compianto morì il 2 gennaio 1878. 

GIUSEPPE MAFFEI. Giuseppe Maffei, nato a Rieti il 20 maggio 1818 da Camillo, maestro muratore e Lodovica Giannantoni, si laureò in medicina nell' Università di Roma. Eletto Deputato alla Costituente Romana, prese parte attiva alle sedute e alla difesa di Roma. Egli e 1' altro Deputato reatino, Mario Simeoni, nei quali il Governo centrale riponeva grande fiducia, forniti di alter ego, il 12 aprile 1849, la vigilia della partenza di Garibaldi da Rieti, si portarono in patria per raccogliere in un foglio adesioni alla repubblica romana. Caduta la repubblica, ebbe, come tanti altri, l'ordine di recarsi in esilio a Marsiglia. Ma egli, desideroso di riabbracciare prima i parenti, si portò a Rieti, nel tempo stesso che vi giungeva il generale Cordova a capo dell'esercito spagnolo, mandato a rimettere sul trono Pio IX. Il Maffei, a questa nuova, fu costretto a rifugiarsi nel vicino castello di Poggio Fidoni, dove aveva un amico, il dottor Giovanni Angelini, col quale aveva fatti insieme gli studi. Saputo, per mezzo di spie, del suo rifugio, la polizia pontificia si diede attorno per arrestarlo. Il conte Pietro Odoardo Vincentini, patriotta reatino, reduce dalla difesa di Roma, fece avvertire a tempo dai parenti il Maffei, che la notte stessa si sarebbe fatta una perquisizione in casa Angelini. Per sottrarsi alle indagini tutta la notte oscura e piovosa egli si aggirò per la campagna : soltanto sul far del giorno (era di domenica) insieme con l'Angelini tornò a casa, ma la pioggia presa gli cagionò una febbre sì forte che, dopo sei giorni di malattia, il 28 agosto 1849, lo conduceva alla tomba. Ebbe sepoltura in S. Sebastiano, chiesa del castello, nella tomba gentilizia Marchetti -Solidati. 

MARIO SIMEONI. Mario Simeoni nacque a Rieti il 23 aprile 1817 da Gordiano e Teresa Jacoboni. Mentre in patria attendeva modestamente agli affari legali, scoppiò la guerra del 1848 contro l'Austria ed egli vi prese parte col grado di sottotenente nel 4° reggimento di linea, distinguendosi il io giugno nella legione romana a Vicenza. Eletto Deputato alla Costituente Romana, insieme col Maffei, fu uno dei più operosi, essendo, finchè durò la repubblica, Commissario di Rieti. Sciolta l'Assemblea, il 15 luglio ritornò nella città nativa, prima di prendere l'amara via dell'esilio. Ma dovunque spirava un alito di libertà, egli ancora accorse : onde a Genova fu cercato a morte, a Livorno sbandeggiato, a Modena da un giudizio statario condannato nel capo. Dovette la sua salvezza alla energia e al coraggio che l'animavano e prima si rifugiò a Marsiglia, dove soffrì i disagi delle malattie e della fame, più tardi a Parigi. Neppure qui trovò pace e finalmente prese stanza a Tunisi, dove menò vita agiata e tranquilla, esercitando la professione di causidico. Nella terra ospitale, ch' ei considerava sua seconda patria, fu benefico verso i connazionali e propagatore instancabile di civili istituzioni. Sotto gli auspici del Governo italiano fondò scuole elementari e tecniche ; s'adoperò mediante comitati di fornire soccorsi pecuniari e lavoro agli operai italiani bisognosi ; difese contro il Bey gli italiani, dei quali si violavano le ragioni di credito. Per quanto operò durante il cholera del 1867 in Tunisi, con decreto reale in data 5 dicembre 1869 fu insignito della medaglia di bronzo, quale benemerito della pubblica salute. Tenne le veci di console greco e venne in tanta stima del Bey, che questi lo elesse a decifrare alcune controversie col Governo italiano. Fu socio della Società Geografica Italiana e amico del celebre esploratore Orazio Antinori, perugino. Tornato in Italia per sbrigare alcuni negozi, cadde gravemente malato a Firenze e ivi morì il 31 maggio 1872, forte e sereno, rifiutando i conforti .religiosi. Dalla pietà dei congiunti furono le sue ceneri ricondotte a Rieti il 3 novembre 1872 e onorate di solenni funerali. 


IPPOLITO VINCENTINI. Il conte Ippolito Vincentini, di antica e ricca famiglia, nacque a Rieti il 24 giugno 1821 da Mariano e Cristina Moronti. Addottoratosi in giurisprudenza, quando scoppiò nel 1848 la guerra contro l'Austria, egli fece parte del battaglione universitario col grado di capitano della 4° compagnia. Sulle alture di Cornuda molto si distinse nel guidare ed animare i soldati ; nei giorni dopo Mestre non poco si adoperò, perché il corpo non si dissolvesse ; il 20 maggio con la sua compagnia mostrò coraggio e fermezza nel dirigere e sostenere il fuoco fuori di porta S. Lucia a Vicenza: nel 23 e 24 dello stesso mese spiegò una singolare operosità e vigilanza ; valorosamente si comportò alla Rotonda il Io giugno ; sempre amministrò gelosamente la sua compagnia e ne rese esattissimo conto. Eletto, fra i più giovani, Deputato alla Costituente Romana, divise il suo tempo tra i lavori dell'Assemblea e la difesa di Roma. Esiliato, e sdegnando ogni grazia che, data la sua posizione sociale, facilmente avrebbe potuto ottenere, dimorò sino alla liberazione d' Italia parte in Grecia e parte in Turchia. Ritornato in patria, preferì menare una vita ritiratissima, rifiutando la carica di Sindaco, più volte offertagli, ma occupandosi con interesse dei pubblici uffici e facendo parte per lungo tempo del Consiglio comunale e della Giunta e, sino alla liberazione di Roma, del Comitato Nazionale. Nel 1867, benché canuto e infermo, volle prender parte al fatto di Mentana. Modestissimo, si dovette ricorrere ad un'astuzia per avere da lui i titoli, ond'egli potesse essere insignito della onorificenza di cavaliere della Corona d' Italia. Nato nelle dovizie, morì quasi povero, avendo speso gran parte del suo patrimonio per la causa italiana, 1' 11 agosto 1886, onorato di esequie straordinariamente solenni. 


I moti del 1848 ad Antrodoco

Antrodoco non fu solo il luogo in cui si tenne la prima battaglia del Risorgimento. Molti furono coloro che nel 1848 pagarono duramente la loro partecipazione ai moti rivoluzionari. A raccontarci quegli eventi è Licurgo Castrucci. E' parte della sua produzione pubblicistica "I martiri di Antrodoco" sui moti del 1848 che coinvolsero in prima persona il padre con i tre fratelli e altri parenti.